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Deportato politico a Mauthausen

L’ultimo volo del deportato Guido Focacci – Alessandra e Marcello Martini

L’ultimo volo del deportato Guido Focacci, partigiano.
Il ricordo e la storia parallela dell’amico Marcello Martini

Scrive l’autrice: mio padre (a sinistra) Marcello Martini, soggetto poco incline all’uso di nuove tecnologie, mi ha delegata ad informarvi della scomparsa recente dell’ingegnere Guido Focacci, suo compagno di deportazione a Mauthausen. Guido (per me “zio Guido”) è stata una persona a tutti noi molto cara per le sue doti umane ed affettive e volentieri mi faccio portavoce della richiesta di mio padre, alla quale si associa la nostra intera famiglia, per la pubblicazione su “Triangolo Rosso” di un breve ricordo che allego unitamente a questa fotografia che li ritrae insieme.

Il 24 febbraio ci ha lasciato all’età di 98 anni Guido Focacci, ingegnere fiorentino, ex deportato a Mauthausen, mio caro amico ed esempio per tutti coloro che lo hanno conosciuto di rettitudine ed equilibrio. Schivo da ogni forma di esibizionismo e personalismo, era sempre pronto a comprendere, appoggiare ed aiutare chiunque fosse in difficoltà. Pilota spericolato degli aereosiluranti durante la II Guerra Mondiale, dopo l’8 settembre ’43 passò alla Resistenza.
Fu catturato a Firenze con il gruppo di “Radio Cora” e torturato ferocemente dai componenti della “Banda Carità” che collaborava con le SS.
Senza saperlo, ( parla Marcello Martini ) anche io, quattordicenne,facevo parte di “Radio Cora” in qualità di s t a ffetta, poiché mio padre, il maggiore dell’esercito Mario Martini, era un collaboratore del CLN fiorentino.

L’intero gruppo del CLN fu fucilato dai tedeschi e la mia famiglia arrestata.
Fui trasferito a Fossoli dove rividi Guido che già avevo conosciuto quando era venuto a controllare l’idoneità del campo di atterraggio per un gruppo di radiotelegrafisti che si paracadutarono sulle colline di Prato una notte del giugno del ’44.
A Fossoli cominciò la nostra amicizia, che si saldò successivamente a Mauthausen ed a Wiener Neustad dove fummo trasferiti a lavorare per la Rax Werke; in quelle terribili circostanze la sua vicinanza ed il suo sostegno morale sono stati fondamentali per la mia sopravvivenza.

Per pura combinazione i nostri numeri di matricola erano composti dalle stesse cifre: 76430 io e 76340 Guido.
Fummo separati il 19 dicembre del ’44 e ad Hinterbrul sentii profondamente la sua mancanza.
Partecipammo entrambi alla “marcia della morte”, vicini ma senza incontrarci e grazie ad un “passaparola” riuscimmo a sapere che eravamo entrambi sopravvissuti nel periodo della nostra separazione e questo mi fu di grande conforto. Restammo divisi fino a dopo la liberazione, 5 maggio del ’45, quando riuscii a raggiungerlo nel campo di Gusen e, di nuovo insieme, rientrammo in Italia dove fortunatamente trovammo salve le nostre famiglie.

Anche dopo la devastante esperienza del campo di concentramento Guido, per me fino ad allora unico affetto, fu di grande aiuto nel guidarmi a ristabilire il legame con la famiglia.

Nella sua vita, il volo è stato sempre la sua grande passione e vi ha profuso competenza ed iniziativa, trasmettendo il suo entusiasmo ai giovani. Nel periodo in cui diresse uno stabilimento vicino a Massa si adoperò per realizzare un piccolo aeroporto ancora oggi funzionante e l’aero-club Marina di Massa.
In campo lavorativo creò dal nulla il settore Motori Avio per l’Alfa Romeo di Pomigliano che in pochi anni si affermò come una delle migliori aziende nella revisione e messa a punto di motori aeronautici civili e militari. Ho avuto modo di apprezzare le sue doti umane e professionali lavorando con lui a Pomigliano: un periodo che ricordo tra i più belli della mia vita anche se impegnativo e molto faticoso.
Pur coprendo un ruolo direttivo, non imponeva mai le proprie decisioni ma era pronto al confronto ed alla conoscenza per condividere la soluzione di qualsiasi problema; sapeva, cioè, creare intorno a sé un team di persone motivate e collaboranti, dote purtroppo rara negli ambienti di lavoro.
Un episodio esemplare: durante uno sciopero molto acceso, l’auto su cui viaggiava il Direttore Generale fu accolta dagli operai che fiancheggiavano il viale di accesso allo stabilimento con una sassaiola, rendendo necessario l’intervento dei Carabinieri.
Pochi minuti dopo, all’arrivo di Guido, un lungo applauso lo accompagnò fino al cancello di entrata. La “razza partigiana” sempre solidale trasmette ai figli questi grandi valori.
Trasferitomi in Piemonte, non ho mai perso i contatti con lui essendo per me un amico più che fraterno, un punto di riferimento e di appoggio sia per la mia vita lavorativa che familiare.
Padre e marito esemplare, ha esercitato il suo carisma anche nelle generazioni successive: i nostri figli sono cresciuti insieme e mantengono un saldo legame di amicizia reciproca.
Gli ultimi anni della sua vita lo hanno visto circondato dall’affetto e dalle cure della moglie, dei figli e delle assistenti che hanno sollevato la sua sensazione di “essere di peso”, condizione che più di tutte lo angustiava.
Ha peraltro mantenuto interesse per i fatti del mondo, lucidità e disponibilità nei confronti degli altri finché ne avuto forza, incoraggiando le iniziative senza usare la retorica.
La sua scomparsa, pur attesa in relazione all’età, ha lasciato comunque un grande vuoto dentro di me.
Amico Guido, che hai sempre amato librarti nel cielo, vola ora senza limiti!
Addio!