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Lettere per Marcello Martini

Quando muore un uomo come Marcello Martini le fragole perdono un po’ di sapore… lettera di Saverio Tommasi

Sorrideva sempre, Marcello, e quando gli chiesi perché mi disse “ho provato qualche volta a incazzarmi, sono stato male io, ho fatto stare male quelli che mi stavano intorno e non ho risolto niente, e allora meglio prenderla a ridere, no?” […]

Quando muore un uomo come Marcello Martini è come se ci sparisse un libro in biblioteca. La biblioteca è grande e magari non te ne accorgi, ci sono tanti altri libri, così pensi, e il rischio è di non farci caso e andare avanti. Leggeremo qualche altra cosa, qualcuno dice. Era un libro vecchio, no? E allora ne scriveranno di nuovi. E se pensi questo, diventi più ignorante.
Perché ogni volta che muore un uomo come Marcello Martini non ne nasce un altro.

Quando muore un uomo come Marcello Martini mi girano le budella perché non l’ho conosciuto abbastanza, non ci ho passato abbastanza tempo insieme, non l’ho stretto in un abbraccio e se l’ho fatto non l’ho fatto abbastanza volte.
Quando muore un uomo come Marcello Martini le fragole perdono un po’ di sapore, e per un attimo finisce il gelato al cioccolato.
Quando muore un uomo come Marcello Martini non è che ne spunta un altro.

Quando muore un uomo come Marcello Martini si spalanca un portone e Dio arriva con il cappello in mano:
“Scusami, in fondo pure io sono uno che ci credeva e ci ha semplicemente provato. Benvenuto in Paradiso, nonno Marcello, che a Mauthausen cantò l’Internazionale mugolando”.

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