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Deportato politico a Mauthausen

Un monito per le nuove generazioni – Gianni Focacci

Fu molto commovente la partecipazione di Marcello alle esequie di papà. Viaggiare per Marcello è purtroppo adesso un pò faticoso ma non volle rinunciare a Febbraio di quest’anno a venire a Roma per i funerali.  Alessandra è stata bravissima e premurosa, come sempre. Cercai di organizzare il tutto in maniera funzionale alla venuta di Marcello.  Arrivarono, come previsto,  che per fortuna mio padre era ancora in casa.  Andammo in camera e Marcello mi disse di mettergli una cosa nella tasca della giacca. Si trattava del Fazzoletto Azzurro che i Partigiani portano al collo e che ha desiderato lasciargli: quel gesto è stato carico di significati e lo ricorderò sempre, con estrema emozione, ha sugellato una profonda amicizia che li vedeva accomunati da una totale condivisione di valori.

Il viaggio al Campo di Mauthausen che Marcello ha poi organizzato a Maggio è stata una cosa troppo profonda da poter essere raccontata così semplicemente. Non ci sono parole per descrivere un altro gesto di immenso amore fraterno come quello di deporre al Monumento ai Deportati Italiani del Campo una corona per l’amico Guido.  Quel viaggio, intenso e toccante per il luogo dove ci siamo recati,  è stato allo stesso tempo denso di tanta serenità per tutti noi, con Marcello che ha bussato al cuore di figli, nipoti ed amici e dei tanti ragazzi che c’erano con la sua grande e squisita sensibilità e saggezza.

Ecco, questo ha accomunato mio padre e Marcello, lo stesso modo di interpretare la vita, la stessa strenua volontà di voler lanciare sempre un monito per le nuove generazioni.  Ma ciascuno ha un suo carattere, mio padre è sempre stato schivo e con una riservatezza costante. Marcello invece si è dedicato alla testimonianza attiva della tragedia nei Campi con interventi nelle scuole, articoli, libri, come guida nei viaggi.  Appaiono due modalità diverse ma alla fine sono da leggere come due facce della stessa medaglia: cioè la testimonianza costante con la loro vita, i loro gesti, l’esempio continuo di quella grande ricchezza interiore che li accomuna.

Papà come dicevo parlava poco ma ricordo da ragazzino che, anche sa da lui sapevo poco e raccontava a “spizzichi e bocconi” perchè incalzato da quel rompiscatole del figlio, però mi metteva sempre le cose in modo che avessi un qualche stimolo a capire ed approfondire.

Ricordo come una costante nel trascorrere degli anni che in cima ai pensieri di mio padre ci sono sempre stati, come parte di una famiglia allargata, Marcello, Mariella, Laura ed Alessandra. E quando cominciava a stare male continuava a chiedere sempre di Marcello e della sua famiglia, non mancava mai un pensiero anche nei momenti in cui soffriva di più. E cosa c’è di più speculare per dimostrare una amicizia senza confini della voglia di Marcello di andare a trovare l’amico Guido a Roma, sempre e  fino all’ultimo, con Alessandra ed il sottoscritto che cercavamo negli ultimi tempi di organizzare le cose.

Gianni Focacci

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